02.01.2011Alessandro Di Maio

Ritorno a Dunaújváros

L’idea era quella di tornare a Dunaújváros e rimanerci un giorno. Ero convinto che la neve avrebbe dato alla città un aspetto diverso da quello che avevo conosciuto in autunno. Per me la città di Dunaújváros era il primo contatto con un mondo sepolto dalla Storia, l’esempio di cosa aveva fatto il socialismo dell’Europa centro-orientale. Centrale geograficamente e nella storia, Dunaújváros rappresentava lo stereotipo di una città di stampo sovietico: neve, freddo, Danubio, industrie pesanti, ciminiere fumanti, casermoni prefabbricati, luoghi ricreativi ancora detti “del popolo”, c’era tutto il necessario. Ci arrivai in auto guidando lentamente per non scivolare sulla strada ghiacciata. Mi ospitò un’anziana signora, parente di una mia amica ungherese. Era un piccolissimo ma accogliente appartamento sulla Barátság Út, la Via dell’Amicizia.

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02.01.2011Alessandro Di Maio

Hallgatásaim szent idején all’Ecseri Piac

Le coordinate GPS sono 47.4382 e 19.141, ma quel giorno freddo e leggermente illuminato da un sole troppo piccolo per farsi sentire dalla pelle del viso, non avevo né una mappa, né un indirizzo preciso, né un GPS. Avevo solo indicazioni generiche. Spinto dalla passione per i “i cosi vecchi” e per il kitch, ero deciso a raggiungere l’Ecseri Piac di Budapest, il mercatino delle pulci della capitale ungherese, secondo alcuni il più affascinante dell’Europa ad est dell’ex cortina di ferro, dopo quello di Lubiana. Per arrivarci da Nagyvàrad Tér, luogo di partenza tra Üllői út e Haller Utca, fu necessario prendere due volte la metropolitana, due tram, un autobus, chiedere informazioni a circa trenta persone, assistere ad un controllo di biglietti andato a finire male e prendere due tè caldi per resistere alle pugnalate di un freddo metallico ed affilato.

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02.01.2011Alessandro Di Maio

Schengen tra Austria e Ungheria

Traversai il confine austro-ungherese in una grigia mattina di Dicembre. Mi trovavo su un autobus che percorreva l’autostrada che collega le parti settentrionali dei due paesi. La strada ha due nomi diversi. Per l’Austria è la A4, per l’Ungheria la M1. Dall’Austria mi portavo l’idea di una Vienna altezzosa, classica e un po’ noiosa. Superato il Lago di Neusiedl entrai in Ungheria dal valico di Hegyeshalom, in prossimità dell’angolo di confine austro-slovacco-ungherese, poco a sud di Bratislava, la piccola capitale slovacca. Entrai in Ungheria quasi senza accorgermene semplicemente perché il confine austro-ungherese non esisteva più. Era morto poco più di due settimane prima sotto i colpi dell’estensione ad est del Trattato di Schengen. Da quel giorno - era il 21 Dicembre 2007 - l’UE dava il via alla libera circolazione dà e per l’Ungheria.

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02.01.2011Alessandro Di Maio

Vienna e Budapest

Durante il mio primo viaggio a Budapest, colleghi italiani e stranieri definirono la capitale ungherese “una piccola Vienna”. Io non conoscevo ancora la città dell’Imperatore Francesco Giuseppe, così rimasi dubbioso, domandandomi se, alla luce della vicinanza storico-politica e geografica e del comune denominatore danubiano, l’accostamento fosse valido. Quando finalmente anche io conobbi Vienna, riproposi alla mia mente la questione prendendo appunti sulla mia riflessione. Vienna e Budapest hanno poco in comune. Hanno seguito solo un tratto di storia insieme per poi distaccarsi e crescere ognuno a suo modo. Tralasciando gli elementi più evidenti come un diverso rapporto con il grande fiume e una diversa urbanistica, Vienna appare ricca, altezzosa, regale, preoccupata, mentre Budapest si mostra una città borghese a tratti povera, spensierata, libera, romantica e passionale.

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02.01.2011Alessandro Di Maio

La notte trascorsa fuori Vienna

Vienna, il più prezioso fra i gioielli della cultura europea, cuore della più importante casa regnante di tutto il mondo, quella asburgica. Il 28 Dicembre 2007 la meccanica di un bimotore tedesco e quella del vento, naturale e trasparente come solo le cose di Dio sanno essere, mi portarono da Norimberga a Vienna, dalla Germania sud-orientale alla dolce e verde Austria centrale, in un viaggio tanto breve e lento da potersi considerare un piacere. Arrivai che erano le dieci di sera. Lei mi aspettava in aeroporto. Da lì avremmo dovuto prendere un treno per il centro di Vienna dove avevamo…

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02.01.2011Alessandro Di Maio

Una coppia a Madrid

I passanti erano molti, le automobili di più. I cappotti scuri e le sciarpe chiare dei primi facevano pensare ad una cartolina di inizio Novecento, le luci rosse e bianche delle seconde riportavano alla modernità scandita dai semafori. L’aria dura come l’acciaio congelava la gola. Dopo gli incontri precedenti consumati tra tè, caffè, baci, abbracci e conversazioni d’ampio respiro, quella sera Fabrizio avrebbe incontrato Leticia per la terza volta. Letizia era una ragazza basca, dai lunghi e fini capelli biondi, dal corpo slanciato e sensuale proprio delle donne tra Spagna e Francia. L’appuntamento era al solito posto, all’ingresso del Parque del Retiro, di fronte la Puerta de Alcalá in Plaza de la Independencia, dove negli anni della Guerra Civile albergava una gigantografia di Stalin. Fabrizio arrivò con qualche minuto di anticipo. Lei non c’era ancora.

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