Cisgiordania, IDF spara e ferisce attivista italianoCisgiordania, IDF spara e ferisce attivista italiano
29 ottobre 2014, fotografia d’Italy29 ottobre 2014, fotografia d’Italy
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04.12.2014 Alessandro Di Maio

Cisgiordania, IDF spara e ferisce attivista italiano

Un cittadino italiano è stato seriamente ferito all’addome dal fuoco dei soldati dell’esercito israeliano. Il ferimento è avvenuto ieri pomeriggio durante una manifestazione nei pressi di Kfur Qaddum, villaggio palestinese situato a 13 km ovest dalla città di Nablus in Cisgiordania. Il Consolato italiano a Gerusalemme ha confermato il ferimento del connazionale e ha fatto sapere che il giovane, identificato come Patrick Corsi (pseudonimo), trent’anni, di Milano, “è ricoverato in ospedale in condizioni stabili e che è fuori pericolo”.

Il Corsi, membro dell’organizzazione filo-palestinese International Solidarity Movement (ISM), si trovava a Kfur Qaddum per unirsi ai partecipanti palestinesi e internazionali che ogni settimana dal 2011, dopo la preghiera del venerdì, protestano contro la chiusura della strada più breve per Nablus e, più in generale, contro la presenza israeliana in Cisgiordania.

Come quelle che hanno luogo ogni venerdì in altre località di Gerusalemme e della Cisgiordania, la manifestazione di ieri ha seguito il solito copione: la preghiera e il sermone in moschea per i locali, la preparazione alla manifestazione per gli internazionali, la sfilata pacifica di un centinaio di persone e, infine, i copertoni bruciati per strada, le pietre lanciate dai giovani palestinesi contro i soldati israeliani, i gas lacrimogeni e le bombe sonore lanciate dai soldati per disperdere i violenti.

Secondo il portavoce dell’esercito israeliano, non essendo riusciti a disperdere i violenti con le normali misure anti-sommossa, i soldati hanno sparato due colpi calibro 22, ferendo due persone, una delle quali l’attivista italiano che in quel momento si trovava vicino al gruppo degli shebab a volto coperto e armati di fionde. L’IDF ha comunque fatto sapere di essere intenzionato ad approfondire la vicenda e valutare le dinamiche dell’incidente e il comportamento dei soldati che hanno aperto il fuoco.

Diversa la versione del ministro della sanità palestinese Jawad Awwad, secondo cui, invece, si è trattato di un deliberato tentativo di omicidio perché “sparare munizioni vere verso la parte superiore del corpo è tentato omicidio e perché Israele non fa differenza tra attivisti umanitari stranieri, palestinesi o anche giornalisti”.

Il villaggio si trova tra le zone B (ad amministrazione palestinese) e C (a controllo israeliano) della Cisgiordania ed è affiancato a est dalla colonia israeliana di Kedumim, fondata nel 1975 da coloni ebrei messianici appartenenti al movimento Gush Emunim e considerata illegale dalla Comunità Internazionale.

Se la colonia di Kedumim si trova esattamente tra il villaggio di Kfur Qaddum e la città di Nablus, tra i quartieri della colonia – Kerem HaLevi, Mizpe Kedumim, Giv’at Shalem - passa la strada più breve che collega Nablus, principale centro economico dell’area, ai 4mila residenti palestinesi di Kfur Qaddum.

La chiusura della strada, oramai permanente dal 2003, obbliga i residenti palestinesi di Kfur Qaddum diretti a Nablus ad allungare il proprio tragitto di altri 14 km. L’esercito israeliano giustifica la chiusura della strada con motivi di sicurezza, in particolare dal 2006, quando un membro delle Brigate dei Martiri di al-Aqsa, braccio armato del partito Fatah, travestito da ebreo ultra-ortodosso e fingendosi autostoppista, si fece esplodere davanti all’ingresso della colonia, uccidendo quattro israeliani che gli stavano offrendo un passaggio in auto.

Vista la recente tensione a Gerusalemme e in Cisgiordania la riapertura della strada tra Kfur Qaddum e Nablus rimane assai improbabile.

Articolo di Alessandro Di Maio, pubblicato dal quotidiano 'Libero' il 29 Novembre 2014.
Photo: 
Jaafar Ashtiyeh/AFP

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