01.01.2011 Alessandro Di Maio

Assemblea Generale del 4┬░ Comitato ONU

“Chile is present”. E’ questa la formula con cui io, delegato italiano alla simulazione ONU 2007, dichiaravo la presenza della mia delegazione alle sedute del 4° Comitato dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Chiamarla delegazione era forse chiedere troppo visto che in quel comitato ero l’unico componente della delegazione cilena. Nell’assegnazione dei compiti l’Università di Messina che mi aveva mandato a New York con un gruppo di colleghi, aveva tenuto conto anche delle conoscenze della lingua inglese: visto che eravamo un piccolo gruppo, quelli in grado di parlarla venivano mandati allo sbaraglio, gli altri si accompagnavano a vicenda.

Amai immediatamente quell’atmosfera internazionale e professionale. Il contatto con colleghi di cultura, lingua, tradizioni e storia diverse mi arricchì enormemente. Sorridevo ogni mattina perché rappresentare la repubblica cilena faceva per me.

Continuai a sorridere e a vivere positivamente l’esperienza anche quando, costretto a letto da una forte influenza dovuta al freddo della città, scrissi in una notte il working paper del Cile, ovvero la posizione del Cile su un determinato argomento e le soluzioni proposte.

Non era obbligatorio preparare una posizione. Potevo benissimo uniformare il mio paese - il Cile - con la posizione dei paesi della regione, ma mi andava di fare il salto di qualità per riscattare l’assenza di due sedute perse per seguire la presentazione di Hillary Clinton alle primarie democratiche che si sarebbero tenuto l’anno successivo.

Intendevo dunque riconquistare il tempo perduto. Per questo mi riempì lo stomaco di aspirine e antibiotici e nel cuore della notte, mentre i miei compagni di stanza dormivano, diedi il meglio di me stesso.

Alle otto di mattina del giorno che era appena iniziato, mi sentì sveglio nonostante le poche ore di sonno. Come le altre volte mi guardai allo specchio per controllarmi la cravatta e i capelli. Mi strizzai l’occhio e chiusi la porta della stanza. Ero fuori.

Sottobraccio portavo i documenti che sarebbero stati vagliati dalle altre delegazioni. Con me c’erano i colleghi "cileni" impegnati in altri comitati: Daniele, Francesco, Giuseppe. Quest’ultimo non aveva dormito molto perché divideva il letto con me.

“I delegati del Cile si apprestano a scendere ai rispettivi comitati. Il mondo aspetta una risposta da questi uomini”, dissi scherzando imitando i telecronisti politici. I miei colleghi risero.

Attraversando il corridoio vidi Susy, una cameriera afro-americana che avevo conosciuto due giorni prima. Stava pulendo le stanze di quelli che erano già sotto a fare colazione.
“Hey going sexy?”, le domandai con enfasi.
“Not too bad sweety. Are you still sick?”, rispose.
“I feel good better now, thanks. What about you?”
“Still here”, disse.

Quando arrivai alla mia assemblea mi sedetti dietro la delegazione della Bolivia, rappresentata da un alto, magro e troppo serio ragazzo tedesco, e da una ragazza tedesca dalle curve pronunciate. Accanto a noi c’erano da una parte la delegazione dell’Eritrea con due studenti statunitensi e quella delle Filippine rappresentata da due belle ragazze colombiane, e dall’altra uno svizzero in rappresentanza di Singapore e due bionde e prosperose ragazze in rappresentanza dell’Argentina.
Vi fu l’appello. Quando chiamarono il Cile, mi alzai e risposi: “Chile is here, it is present”. Poi iniziarono i lunghi lavori.

Con qualche modifica al working paper ebbi l’appoggio del Laos come paese redigente della bozza e di altri ventisei paesi come firmatari, tra cui molti latinoamericani ed europei. Io e Valeria, valida rappresentante del Laos, cercammo il supporto degli Stati Uniti d’America, la vera potenza diplomatica dell’assemblea, ma l’appoggio ci fu negato.

Il working paper che avevo preparato non si trasformò in bozza di risoluzione, ma non importava. Mi ero fatta un’idea del funzionamento del sistema diplomatico presso le Nazioni Unite, una lenta ma utile macchina burocratica che andrebbe riformata in senso democratico e snello.

Questo post è stato pubblicato per la prima volta su Alexander Platz Blog il 25 Aprile 2007