Disordini a Gerusalemme Est
Giorni di disordini sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme Est, dove a poche ore dall’inizio dello Yom Kippur, la più solenne ricorrenza religiosa ebraica, sono scoppiati tafferugli tra giovani palestinesi e poliziotti israeliani. Il bilancio è stato di ventotto feriti e cinque manifestanti arrestati. Tutti gli accessi alla Cisgiordania sono stati temporaneamente chiusi.
Italia e Libia firmano un accordo che chiude definitivamente i conti con il passato coloniale e apre nuove prospettive politiche, economiche e culturali. La formula trovata da Berlusconi e Gheddafi attrae molti paesi africani, secondo i quali dovrebbe costituire un precedente verso cui Stati ex-colonialisti come Francia, Belgio e Inghilterra dovrebbero uniformarsi.
L’incenso dei funerali di Stato dei sei paracadutisti della Folgore si è disperso nell’aria raffreddata dai temporali degli ultimi giorni, ma in Afghanistan si continua a combattere, a morire. Questo fine settimana altri tre soldati statunitensi sono morti, portando a 53 le vittime militari straniere dall’inizio di Settembre, 1407 (di cui 841 statunitensi) dall’inizio della missione Enduring Freedom. A più di una settimana dall’attentato terroristico che ha ucciso quindici persone e ferito più di cinquanta tra militari e civili, non si conoscono le modalità, e ciò che in un primo momento sembrava certo adesso non lo è più.
Credo che l’Europa debba confrontarsi con la Russia ma il confronto deve essere basato su principi chiari fin dall’inizio. Non bisogna trattare i leader russi come se fossero diversi dagli altri. I cittadini russi, poi, sono persone del tutto normali. Non sono nordcoreani: vogliono trascorrere del tempo in Europa, comprano case e mandano le mogli a fare shopping nel Vecchio Continente.
L’arrivo a Svidník è surreale. Sull’ultimo autobus giornaliero partito da Prešov non ci sono uomini, solo donne di mezza età dai visi stanchi e gli abiti scuri leggermente stropicciati. Tornano a casa dopo lunghe ore passate nelle fabbriche tessili della Slovacchia orientale e nei campi della fertile e rinomata regione vinicola del Tokaj. Quando l’autobus giunge nella piccola e silenziosa stazione cittadina incontro Lenka Feckaninova, la mia guida, una giovane insegnante di origini rutene. Percorriamo poche centinaia di metri tra gigantografie pubblicitarie appese alle pareti di enormi palazzi prefabbricati quando entriamo in un ristorante. “Il proprietario è un serbo venuto qui al tempo dei bombardamenti NATO”, dice Lenka.
A poco più di un mese dalle elezioni anticipate, proprio nei giorni della presentazione delle candidature da parte dei partiti politici, Romano Prodi, attuale Primo Ministro dimissionario, ha annunciato di non ricandidarsi e di lasciare la politica per dedicarsi alla famiglia e ad attività sociali in fondazioni e associazioni, probabilmente in ambito internazionale. Con l’elezione del professore nel 2006 - nonostante la sua risicata maggioranza - molti Italiani avevano iniziato a credere alle grandi coalizione e ad un’Italia di governi stabili e alternanti, ma la caduta di Prodi e l’apertura della campagna elettorale li ha fatti ricredere.

















